
In camion nello Skeleton Coast
Oggi è Giovedì 4 novembre, dopo settimane di preparativi,di organizzazioni e domande a vari ministeri con annessa domanda formale per poter fare un viaggio sulla Skeleton Coast, dopo tante iniziative burocratiche di vario genere eccomi pronto a partire per uno dei viaggi più incredibili della mia modesta vita.
Chi siamo? Gianni Giudici, uomo d'affari Torinese che divide la sua vita tra Capetown e Torino, Renzo Rossi commercialista torinese in pensione adesso residente a Windhoek e Christi l'autista di Renzo.
Siamo attrezzati bene, Renzo ha il suo Iveco M40 4x4 mentre io un Eurocargo 4x4 con centina cioè telonato. Prima della partenza ho fatto un sacco d'acquisti, branda, vari accessori come il cric gigante in caso di insabbiamento, un verricello, casse e cassoni per usi promiscui oltre a mille litri di gasolio che ho stivato in quattro fusti sul pianale del Eurocargo
Alle 11.30 siamo in viaggio, Gianni prende posto sul mio mezzo e Renzo parte insieme a Christi. E' l'inizio di un viaggio unico nel suo genere, pochissimi l'hanno fatto quasi nessuno riesce ad ottenere il permesso dal Ministero del Turismo. Io ci sono riuscito, qualche privilegio ci deve pur essere nel ricoprire la carica Console della Namibia a Milano?
Dove andremo - prima verso la costa oltre 800 km. di sterrato per raggiungere Mowie Bay sulla Costa degli Scheletri. Si tratta di una costa mitica sempre coperta da una fitta nebbia causa, per molti secoli di numerosi naufragi di navi che si schiantavano sulle terribili spiagge del deserto del Namib. Poi lungo la stessa costa su, in alto verso l'estuario del Kunene.
Fiume che fa da confina tra la Namibia e Angola. Luogo remoto, dove nessuno può vivere oppure soggiornare, poiché privo di acqua dolce; non c'è proprio niente. I coccodrilli sono numerosissimi lungo il fiume e nessuno può pensare di attraversarlo a nuoto oppure in barca. No, niente da fare proprio un luogo dimenticato dal Signore.
Prima fermata del piccolo convoglio e a Okahandja: luogo di culto degli Herero una delle etnie più importanti del paese, le donne di questa etnia, seguendo ancora di una vecchia imposizione della regina Vittoria indossano oltre 24 sottovesti di tutti i colori, sembra quasi un patchwork ed in testa portano uno stranissimo copricapo a forma di brioche di traverso; ridicolo ma molto appariscente. Caratteristica degli uomini è invece quella di indossare un cappello, non importa di che tipo purché copra il capo.
A Okhandja ci fermiamo un attimo, io devo, per tradizione mia, fermarmi alla Backerei, una strana pasticceria di origine tedesca dove hanno delle torte che solo a pensarci mi viene l'acquolina in bocca. Dopo la dovuta; sosta in pasticceria compriamo un po' di carne che a Okahandja è fantastica e poi via, verso Omaruru.
In questo villaggio arriviamo che sono le tre, facciamo il pieno di gasolio e dopo la breve sosta ancora a macinare chilometri sulle strade sterrate Namibiane. Non sono difficili ma indiscutilmente molto lunghe.
I mezzi vanno bene, il camion di Renzo è più lento del nostro ma ci accontentiamo di stare dietro e di mangiare polvere a iosa.
Alle 19.00 Eccoci a Khorixas dove ci fermiamo per la notte , l'ultimo paese, oppure villaggio del nostro viaggio prima di addentrarci nell'avventura della costa degli scheletri.
Questa sera il mio conta chilometri segna. 475 chilometri percorsi. Siamo abbastanza stanchi, non siamo ancora abituati a queste sfacchinate. Io mi organizzo sul pianale del Eurocargo. Ho una branda, mi sono portato dietro lenzuolo, piumino nonché due cuscini. La comodità non è mai messa in discussione. La macchinetta del caffé, il caffé Lavazza. Poi a cena, sappiamo benissimo che per almeno 7 sere niente più ristorante. Siamo veramente eccitati. Non vediamo l'ora di ripartire. Alle 22.00 tutti e quattro a letto. Gianni e Renzo dormono nel camion di Renzo. Christie nel air camping sul tetto del camion di Renzo, io nel mio grande Eurocargo. Divido il pianale con tre copertoni di scorta, un frigorifero e due casse di plastica dove teniamo gli accessori della cucina. Insomma mi sembra di tornare sui camion di Overland.
Venerdì 5 Novembre. Alle 6.30 mi sveglio. E' l'alba e onestamente sono ancora tutto rintronato, sento il fringuettare degli uccellini, due pavoni si rincorrono, le stelle della notte si spengono. Si accende lentamente da est quel sole che ci accompagnerà per tante albe bellissime. Che fascino vedere svegliarsi una natura che mai si riposa, che trova l'attimo fuggente in qualsiasi momento e che ti tonifica il corpo e lo spirito solo con la sua presenza. Non chiede nulla dà solo tanto. Sono totalmente assorbito da questi colori che si mescolano ai miei pensieri, ai miei sentimenti alla ricerca di quella serenità di cui ho tanto bisogno. Bè sentimentalismi a parte, scendo con la tazza di Lavazza in mano, faccio un giro del campo, mi decido, vado in doccia e dopo avere posato la tazza mi butto sotto uno splendido getto di acqua fresca. Mi lavo dalla testa ai piedi, consapevole che per molti giorni non sarà possibile godere di tanto comfort.
Alle 7.30 sento che si sveglia Renzo, ormai sopra nominato Brontolo. A Lui non dispiace. Dopo una piacevole colazione a base di biscotti e quant' altro facciamo gasolio, tutti pronti! si parte.
Percorriamo i 200 chilometri di pista sterrata che ci portano vero il mare. Arriviamo nelle vicinanze, concetto sempre relativo qui in Namibia in quanto parliamo comunque ancora di un due ore di guida, al cancello del parco dello Skeleton Coast. Mi fermo presso una capanna di sterco di mucca e vedo una giovane ragazza che vende cianfrusaglie, le chiedo come sta e, lei mi vuole appioppare una collana del tipo di plastica (made in China) da artigiani locali fatto a suo dire, io non ci casco. Le dico che siamo diretti verso Terrace Bay, e lei mi informa che potremo incontrare il Presidente che lì si sta riposando prima della campagna elettorale.
No , davvero ? dico io. Faccio finta di niente non fiato con gli altri. Ripartiamo raggiungiamo il cancello del parco e, prima soddisfazione. Il cancelliere mi chiede il permesso che naturalmente esibisco, anche molto fiero. Mi diverte vedere il suo volto incredulo; ma andate veramente al Nord? Nella zona proibita? Certo; rispondo io; prima a Mowie Bay poi, fino al Kunene. Che bello; dice lui. Vi divertirete.
Dopo i convenevoli e la firma di vari documenti, ci avviamo. Passiamo una distesa lunga almeno 30 chilometri e notiamo un'enormità di Welwitschia, questa incredibile pianta secolare che cresce ca. 10 centimetri all'anno e che raggiunge la lunghezza di vari metri tutti in una foglia sola, immaginarsi una pianta verde che è così vecchia da essere stata viva quando Colombo scoprì l'America. Ma ci sono altri esseri viventi così longevi?
Arriviamo alla costa, fa fresco c'è un vento da sud-ovest che attanaglia tutto; non c'è una pianta a vista d'occhio. Il cielo è lugubre tanto è scuro, le nuvole formano delle rocce grigie nel cielo che si confondono con le onde del mare che si infrangono una dopo l'altra sulla spiaggia bianca. E' affascinante, e spettacolarmente desolante tanto bello quanto terribile.
Stare sull’oceano, scrutare l’immensità del nulla oltre l’orizzonte, mi fa venire ancora oggi la pelle d’oca. Si sente quel vento freddo, tagliente, che arriva da lontano e, soffiando, sembra volerti raccontare la storia di terre remote. Sembra quasi voglia farti capire quanto sia potente. Con il vento non si scherza: bisogna rispettarlo, proprio come il mare che lo accompagna e che si infrange sulla sabbia con la sua schiuma bianca. Odora di mare, di pesce, di alghe. È affascinante e coinvolgente, e mette addosso un velo di malinconia, soprattutto se sei solo al cospetto dei tuoi pensieri. Avrei voglia di condividere questa sensazione con la persona del cuore. Lo farò.
Renzo, Gianni e Christie sono estasiati davanti allo spettacolo del mare mosso: le onde sono enormi e si infrangono senza sosta. È la natura, non si ferma mai. Chissà quanto sarebbero stanchi, dopo tutto quel movimento.
Siamo ormai a circa ottanta chilometri da Terrace Bay. Tra una chiacchierata e l’altra butto lì l’idea che potrebbe esserci il Presidente a pescare. Tutti si agitano un po’. Io dico:
— Dai, se c’è andiamo a salutarlo.
Detto fatto. Al nostro arrivo a Terrace Bay vediamo numerosi soldati, diversi fuoristrada Chevrolet e una miriade di uomini in abiti civili. Io, con il mio Eurocargo, mi avvicino al gruppo. Scendo dal veicolo e immediatamente tutti si mettono in allerta. Mostro il mio biglietto da visita da Console e chiedo di essere ricevuto dal Presidente. Sono le 13.00.
Dopo circa cinque minuti arriva uno dei segretari del Presidente che mi riconosce subito. Grandi abbracci.
— Come stai?
I miei ospiti, increduli, restano a guardare. Poco dopo veniamo invitati tutti dentro una casetta dove il Presidente Sam Nujoma si ritira per riposarsi e dedicarsi alla pesca dalla spiaggia, una delle grandi passioni della Namibia.
Terrace Bay è l’ultimo avamposto accessibile di tutta la Skeleton Coast. Si trova a circa duecento chilometri a nord di Swakopmund, che a sua volta dista circa quattrocento chilometri dalla capitale Windhoek.
Il Presidente ci accolse come si accolgono vecchi amici: con grande calore e semplicità. Appena arrivati, vista l’ora, ci invitò subito a pranzo.
Sam Nujoma amava trascorrere alcuni giorni dedicandosi alla pesca sportiva, in particolare all’“angling”, una tecnica praticata direttamente dalla spiaggia. I pescatori utilizzano canne lunghissime, anche di dieci metri, capaci di lanciare l’esca per centinaia di metri nell’oceano, dove si catturano pesci enormi, spesso superiori ai cinquanta chili.
Quel giorno il Presidente aveva avuto una pesca particolarmente abbondante e volle condividere con noi il frutto della sua giornata in mare. Gianni, Renzo, Christie e io fummo invitati a sederci a tavola insieme ai suoi più stretti collaboratori: eravamo in otto a pranzo con il Presidente della Repubblica.
Eravamo emozionati e profondamente onorati di vivere un momento così speciale accanto a una figura tanto importante, ma allo stesso tempo così umana e cordiale. Il pesce era squisito, cucinato in modo semplice ma perfetto, e il pranzo si trasformò presto in una lunga conversazione fatta di racconti, risate e curiosità reciproche.
Restammo con lui per quasi quattro ore. Al termine dell’incontro, il Presidente ci accompagnò personalmente fino ai nostri mezzi. Prima di salutarci mi chiese se fossi disposto a vendergli il mio camion.
Accettai immediatamente la proposta e concludemmo l’accordo per 44.000 dollari americani.
A Terrace Bay ci sono soltanto cinque costruzioni: quattro adibite a lodge o punti di ristoro dove i turisti possono pernottare. È la fine della civiltà. Non c’è telefono, non c’è corrente, non c’è acqua corrente — anche se c’è un distributore di carburante che si rivelerà molto utile per noi — e in questa località sperduta la quinta casetta è stata destinata alla residenza del Presidente.
Lui è lì con il suo fidato medico, Yambo Indongo, mio caro amico nonché socio d’affari. Il Presidente ci dà il benvenuto: noi vestiti da avventura, con maglietta e jeans; lui in tenuta da pescatore.
Dopo i primi convenevoli iniziamo a parlare del nostro viaggio. Ci siamo noi quattro — Renzo, Gianni, Christie e io — e raccontiamo il nostro progetto, le nostre ambizioni e, ovviamente, esaltiamo i nostri mezzi. Lui ascolta con interesse e subito ci invita a pranzo. Accettiamo tutti con entusiasmo, nonostante avessimo già mangiato un uovo fritto preparato da Renzo. Nessuno avrebbe mai pensato di rifiutare un invito simile.
Anche Christie è seduto al tavolo del Presidente della Repubblica della Namibia. Il pranzo è a base di pesce appena pescato, di ogni tipo. Siamo in otto attorno al tavolo, allegri e rilassati, a discutere come vecchi amici, Christie compreso, perfettamente a suo agio.
Fa effetto immaginare quattro viaggiatori invitati a pranzo da un Capo di Stato senza alcuna etichetta formale, senza rigidità, senza problemi. Sam lo dice chiaramente:
— È nostra tradizione invitare un viaggiatore quando ci si prepara a mangiare.
Tutto procede magnificamente. Alla fine del pasto Sam, incuriosito, vuole vedere i camion. Si sofferma soprattutto sul mezzo di Renzo, anche perché va detto che lui possiede un veicolo identico al mio Eurocargo, acquistato da me circa quattro mesi prima.
Dopo la breve visita salutiamo il Presidente, che rimane lì a guardarci. Prima che io salga sul camion mi dice:
— Petter, ho bisogno di un altro Eurocargo. Me lo vendi?
Io rispondo:
— Certo, Signor Presidente. Quarantaduemila dollari americani.
Lui sorride:
— Va bene, sentiamoci al tuo rientro.
Così con una vendita in più siamo di nuovo in viaggio, ci fermiamo a fare gasolio e via su per la costa; dobbiamo raggiungere Mowie Bay prima del tramonto.
Alle 17.30 arrivo a Mowie Bay. Sono andato avanti io, sempre con Gianni come simpatica compagnia e forzando l'andatura ho deciso di presentarmi subito al responsabile della base. Si chiama John Paterson, io lo saluto nel suo ufficio. John che poi sarà la nostra guida è seccato per il fatto che siamo lì il 5 novembre e non il 2 come previsto. E' ostile, critico verso il mio camion, poi è chiaro che non ci può vedere. Mowie Bay è solo un avamposto l'unico abitante fisso è John, il guardiano del parco. Ci troviamo a ca. 100 metri dal mare con una vista veramente bella.
Io gli spiego tutto e dopo una chiamata in Windhoek via radio si ammorbidisce. Diventa anche simpatico.
Renzo e Christie ci raggiungono dopo ca. venti minuti. Incominciamo a discutere degli ultimi 250 chilometri. John ci spiega le sue perplessità. Il mio camion è troppo pesante, quello di Renzo ha le gomme troppo strette. Non è possibile guidare lungo la costa, bisogna necessariamente guidare sul bagnasciuga, utilizzando la bassa marea per il semplice fatto che le dune di sabbia si rovesciano nel mare e con la marea alta non si può guidare.
Renzo notoriamente pessimista di natura; lui vede sempre il bicchiere mezzo vuoto, è molto preoccupato per le prospettive di un bagno fuori programma in un mare freddo ca. 13° e il rischio di perdere il suo prezioso gioiello.
Intanto invito John con sua moglie a cena con noi. Siamo stati alloggiati nella foresteria del campo, una baracca con due locali e cucina.
Io ho la responsabilità delle comunicazioni e incomincio ad allestire il grande telefono satellitare di Renzo. Non riesco a fermare il segnale su un satellite, ne provo un altro e dopo alcuni tentativi eccomi di nuovo in contatto con il mondo civile.
Prima di andare a cena facciamo una passeggiata verso il mare. Vediamo delle foche, o meglio delle Otarie, una specie di foca che ha le orecchie e una pelliccia molto apprezzata, sono bellissime, soprattutto perché ci appaiono in uno scenario meraviglioso, vivono infatti in mezzo a numerosi relitti arenati sulla spiaggia. La costa è piena di questi rimasugli di un periodo dove non cerano i radar, i sonar e altri strumenti come il GPS che aiutano l'attuale traffico marino.
Qui le navi insabbiate hanno trovato la morte, la desolazione e il vuoto, il vuoto di nulla che imbriglia anche il più cinico degli ottimisti come me. Non si può nascondere il proprio carattere, uno sente che quando le forze della natura ti sfidano devi fare come il fieno, piegarti anzi farti piegare, senza lasciarti spezzare mai; solo così potrai rialzarti dopo una facciata a terra. Se invece lotti contro un potere più forte ecco che ti spezzi, e mai potrai rialzarti.
Perché scrivo queste cose, quando non sono i miei pensieri che contano ma il racconto, le sensazioni, il potere trasmettere delle percezioni forti come quelle che sto provando in questo mio viaggio verso l'ignoto o quasi. L'ignoto, per me e per la maggior parte degli esseri umani che mai sono stati qui, e tutti quei milioni che mai potranno venire in questo paradiso dimenticato da tutti.
La serata si sta facendo fresca, il vento aumenta rabbiosamente, il mare ingrossa ancora di più, Renzo è un po' nervoso, domani che facciamo? Abbiamo il mare grosso, il vento la spiaggia, la marea bassa quella alta. La sabbia. Si percepisce che ha paura che si preoccupa. Insomma è comprensibile, lui a fine Novembre deve partire per il Kenya in camion. Capisco il suo stato d'animo. Io confido che tutto vada bene.
Dopo una cena luculliana, con riso al Barolo (senza barolo ma volgare vino del Sud Africa) cucinato amorevolmente da Renzo e una splendida bistecca alla griglia fatta da Christie siamo lì con John e sua moglie Barbara a discutere sul viaggio che domani dovremo iniziare. Barbara è tedesca vive con suo marito a Mowie Bay da tre anni, ama il posto, lavora coma programmatrice di software e detesta la città.
La partenza è prevista per le 7 e non oltre. E' importante partire presto perché dobbiamo approfittare della bassa marea che è al suo massimo alle 9. Alle 5.30 c'è la sveglia Renzo è gasatissimo prima di alzarsi ha già fumato una sigaretta. Io mi sveglio in fretta sono in stanza con Gianni e mi appresto a farmi un caffé. Che buono. E' ancora buio, fa freddo ci vuole il maglione (uso il mio pile) Il vento soffia come un fon e il mare fa tanto rumore. Ma è fantastico. Il cielo è coperto c'è una fibrillazione nell'aria che contagia tutti. John viene accompagnato da Barbara, sono sottobraccio si sussurrano delle parole tra di loro, si vede che si vogliono bene. Mi raccontavano ieri che loro vivono in questo luogo sperduto da tre anni, vanno a Swakopmund, la città più vicina, ogni 6 si proprio ogni sei settimane. Sono proprio una coppia strana. Lui ha 40 anni lei ne ha 29. Chissà che futuro avranno, quale prospettive.
Alle sette i mezzi sono pronti, i motori accesi. John dice; avete sgonfiato le gomme? No io non volevo ancora ma John ci impone di sgonfiarle dato che entreremo sul bagnasciuga immediatamente. Ci vuole almeno mezzora, incominciamo ad avere fretta - la marea.
Alle sette e mezzo siamo in movimento i motori rombano la testa è tutta concentrata al viaggio sulla sabbia col mare che minaccioso si butta con veemenza sulla spiaggia, liscia come la pelle di un bambino.
Dopo circa 10 chilometri il primo problema, vedo che John gira a destra, cioè lascia la spiaggia e si addentra all'interno, deve saltare un muretto di sabbia fine come farina, John guida una sgangherata Toyota che non ha niente se non gli accessori di dotazione 200 litri di benzina e 80 litri di acqua fresca, la macchina è così arrugginita che parti del veicolo sono tenuti insieme da filo di ferro, comunque va benino.
Christie che guida il camion di Renzo si ferma, non riesce a passare e io mi incavolo perché mi ha frenato la rincorsa così mi blocco anch'io, si mi sono insabbiato fino al mozzo della ruota anteriore. Christie dopo alcune manovre riesce ad uscire dalla morsa della sabbia. Anch'io dopo una decina di strappi e dolci movimenti al cambio, frizione e ridotta inserita riesco a liberarmi. Da quel momento non ho più indugi. Il camion è perfetto sulla sabbia.
Stiamo guidando da alcune ore e John decide di tagliare una piccole penisola e si sposta sull'interno fino a 20 chilometri nel enorme deserto del Namib. C'è una desolazione impressionante, non vediamo neanche una piantina, solo sabbia, solo dune di varie tonalità di colore, giallo, rosa, marrone e bianco, si anche bianco quando la roccia di quarzo emerge sulla superficie. E' una sensazione di immensità che si distende davanti a noi. Le dune sono alte oltre i duecento metri si scagliano come lame perfette verso un cielo cupo pieno di nubi che vorrebbero rovesciarci addosso tanta acqua, ma non ce la fanno come se fossero condizionate dalle dune maestose dure imperturbabili che non reagisco a niente solo al vento che le modella e le scolpisce. Il vento cambia il volto dell'imperturbabile duna che si lascia plasmare e coccolare da quel amico nemico quale è il vento
Siamo a oltre il 18° parallelo sud a solo 250 chilometri dal confine dell'Angola in un'area isolata remota sembra di essere in un libro di Wilbur Smith.
Dopo circa 8 ore di viaggio arriviamo su un promontorio che si chiama Angria Frie è una specie di piccola lingua di terra che emerge dalla sconfinata costa. Dietro questa lingua a Nord continua questa maestosa spiaggia immensa, immacolata. Si vedono solo le orme delle foche che regolarmente emergono e vanno a prendere il sole ed il vento su una spiaggia lunga 140 chilometri.
Fermiamo i veicoli e facciamo il campo. Il vento continua ad ululare le onde si infrangono sulla spiaggia, proprio vero che non si fermano mai.
Renzo è stanco io metto a posto il mio lettino, mi organizzo, accendo il lume al petrolio sono le sette di sera c'è un tramonto incredibile, il sole dal giallo finisce per diventare rosso come la mia pelle al sole, si tuffa nel Oceano in movimento è un tuffo preciso continuo senza tentennamenti così come devono essere le cose della vita, nessun dubbio, bisogna decidere, così come il Sole decide tutte le sere, anche quando è coperto dalle nubi il Sole se ne va in sordina ma deciso, sempre e per sempre.
L'umidità sulla costa è impressionante neanche il tempo di chiudere i finestrini del camion che già il parabrezza è appannato, la rugiada si poggia su tutto, sul lenzuolo, sul piumino, su qualsiasi cosa.
Appena sceso il sole incomincia a fare freddo, bisogna mettersi il giubbotto quello caldo, il mio è la giacca di Overland.
Non riusciamo neanche ad accendere il fuoco. John accompagnato dal un collaboratore ci informa che vuole dormire sulla spiaggia nel suo sacco a pelo (norvegese), la ruota posteriore gli fa da cuscino. Il suo collaboratore Willo dorme invece nel Toyota sul sedile posteriore. Dopo la cena che Renzo prepara con cura e amore stiamo a chiacchierare, seduti sui nostri sgabelli, guardiamo la notte che ci sta abbracciando, la sentiamo silenziosa e rumorosa, silenzioso l'abbraccio, rumoroso il vento, le onde, il mare a meno di 10 metri di distanza. Alle 9 siamo tutti pronti ad andare a letto. Domani una nuova giornata, un lungo tragitto oltre 140 chilometri tutti sulla spiaggia fino al Kunene.
Ci diciamo la buona notte ognuno si arrampica sul proprio giaciglio, io nella mia brandina. Rifletto, penso alle cose straordinarie che sto vivendo e penso se sono contento oppure soddisfatto ma non posso dire di essere sereno.
La luce della mia lampada sbatte ai colpi del vento la fiamma è agitata come se presagisse qualche cosa. So che bisogna essere molto fantasiosi ad immaginare che una fiamma possa darti un messaggio, ma a me la fantasia non manca.
La notte porta consiglio e guardando le tante stelle mi addormento.
E già mattina l'alba mi da alla testa, strano davvero, la rugiada ha preso a colare dal telone, le gocce d'acqua mi colpiscono un alla volta in testa, è fantastico. Il telone ha un'apertura sul retro grande 2x2 metri en questo modo mi da l'occasione di vedere il mondo che mi circonda, non si muove una cosa, e questo malgrado un vento incredibile. Sembra una fotografia se non fosse per il rumore potrebbe anche essere una fotografia, non si muove neanche il mio pensiero tanto sono concentrato.
Alle 5.30 mi sveglio, solito rito, il caffè, è Lavazza buono amaro perché lo bevo senza zucchero, dolce perché è la prima cosa che inghiotto dopo una notte, la bocca è impastata il naso un po' chiuso, le palpebre incollate per l'umidità ma tutto il resto è a posto. Il vento ha fatto sbattere il telone tutta la notte, ma grazie ai tappi nelle orecchie mi sono riposato bene. Il povero John che ha dormito fuori sulla sabbia è il primo a muoversi. Tutti lentamente tornano alla vita dopo il letargo notturno. Abbiamo deciso di partire presto, dobbiamo necessariamente passare la spiaggia con la bassa marea che oggi sarà alle dieci. Renzo prepara una succosissima colazione, Willo si mette già in movimento, è ancora buio dobbiamo preparare tutto prima dell'alba. Gianni è andato alla sua classica e giornaliera passeggiata e torna regolarmente con decine di pietre una più bella dell'altra.
l cielo è un po' meno cupo del solito, tanto diventerà bello poi torneranno le nubi per poi diventare bello di nuovo.
l caffè si beve sempre volentieri, Renzo prepara una specie di frittata tutto compreso. John si appresta a partire in avanscoperta ma il Toyota non parte, morto. Ci fermiamo tutti a guardare la macchina che non da segni di vita. John è impassibile, non fa una piega dice; non parte.
La buona sorte ci assiste, prepariamo i cavi mettiamo in parallelo il Eurocargo e il Toyota. Non parte lo stesso, abbiamo dovuto pensarle tutte l'Eurocargo è 24 volt il Toyota 12. Per fortuna mi viene l'idea di usare una delle due batterie da 12 volt che sono collegate in parallelo, fortunatamente ci ho azzeccato.
Comunque il Toyota non parte lo stesso, l'alternatore è rotto definitivamente che fare?, Facciamo a Renzo una proposta indecente. Prendiamo una delle sue due batterie e la scambiamo scambiamo con quella del Toyota. Nonostante le dure proteste di Renzo, alla fine lo convinciamo, la batteria del Toyota sarebbe stata in carica sul camion di Renzo mentre quella di Renzo sarebbe stata usata per tenere in vita il Toyota. Ma la fortuna non ci assiste e la batteria di Renzo non sta sul Toyota.
Poi proviamo a mettere la batteria del Toyota sotto carica dell' Eurocargo. Funge; si carica bene e con un'ora di ritardo, traini e altri problemi partiamo. Guidiamo spediti sulla spiaggia, ci sono i granchi a migliaia, sì a migliaia che scappano al nostro arrivo. Non ho mai visto tanti granchi in una volta sola. Probabilmente questi granchi non hanno mai visto nessun tipo di camion sarebbe il colmo per un granchio essere investito da camion sulla costa più sperduta della terra. Difatti alcuni granchi ci lasciano la pelle al nostro passaggio, era impossibile evitarli.
Poi vediamo le foche che non si muovono più di tanto chissà se qualcuno li deve mai avere minacciati.
Ogni tanto ci insabbiamo, Christie ha dei salti molto forti, il camion di Renzo è spesso bloccato dalla sabbia che sembra incollarsi alle gomme, ed è quasi come guidare sulle sabbie mobili che ci risucchiano sulla spiaggia senza ritegno anzi è proprio una sfida all'ultimo centimetro. Ma noi siamo mitici e non ci lasciamo scoraggiare, la marea si sta abbassando sono le 7.30 in alcuni tratti riusciamo a lanciarci a 80 allora, poi rimaniamo risucchiati e quasi ci blocchiamo. Tutto procede stiamo andando avanti.
Siamo a 120 chilometri dal Kunene, Gianni simpaticamente di compagnia in camion con me fotografa tutto quello quanto si può fotografare si sente i click della macchina fotografica insieme al rombo del motore. Devo continuamente usare il tergicristallo per pulire il parabrezza sempre schizzato dal mare e dal sale che stiamo accarezzando con le nostri possenti ruote.
Sono le 11.30 ad un certo punto il camion di Renzo si blocca per l'ennesima volta. Noi non lo vediamo siamo a 100 metri in avanti, intuiamo subito che le cose non stanno andando come vogliamo. Ci fermiamo, aspettiamo e dopo un po' torniamo indietro. Il camion è fermo sul ciglio del mare, sul ciglio di un affondamento, sul ciglio della catastrofe.
Le onde lo stanno travolgendo, le ruote di sinistra sono affondate nella sabbia fino al mozzo.
Christie scende è imbarazzato il camion pende troppo, non serve scavare la sabbia è così piena d'acqua che appena sposti un granello viene sostituito da un chilo di sabbia sempre più bagnata e il camion affonda pericolosamente.
John da lontano di qualche chilometro ci deve vedere col binocolo perché gira e torna indietro.
Ferma il Toyota con una derapata sulla sabbia salta giù come un cowboy che scende dal suo cavallo in corsa. Si butta nella mischia, usa la pala, le mani tutto quanto è possibile per rimuovere il camion. E Renzo impallidisce sempre di più se mai fosse possibile. Christe le prova tutte, senza successo forse lo perdiamo il camion di Renzo; che fare.
Poi decidiamo, di provare a trainarlo: Renzo attacca il verricello al mio Eurocargo, proviamo la fune di ferro che si tende come la corda di un violino, il motore elettrico arranca, il camion non si muove anzi affonda ancora di più. La marea ormai ha deciso; si sta alzando, alle tre di oggi pomeriggio sarà alta oltre due metri in alto sopra a dove si trova Renzo che, come un comandante sulla sua nave in coperta controlla il suo prezioso patrimonio.
Poi si decide l'impossibile, c'è un po' di tensione e non è solo la fune che è tesa, anche i nostri nervi lo sono. L'Eurocargo è maestoso, potente come un elefante agile come una gazzella.
Metto in marcia, la ridotta, blocco i differenziali e via tiro il camion di Renzo, sono 4500 chili da tirare fuori dalla tenaglia della sabbia bianca. Si tira, si strattona, lavoro di frizione, di fino sembra che l'Eurocargo si sia affezionato al fratellino in difficoltà, con un colpo di reni oppure un colpo dell'ultimo dei 210 cavalli del elefante buono si sente che la sabbia; rilascia; finalmente le ruote del camion che cominciano a girare tirati dal fratello maggiore che lo ha aiutato in momento di difficoltà.
Sono le due del pomeriggio il camion è ormai al sicuro, qualche decina di metri oltre la linea di demarcazione, oltre la sicurezza, la salvezza.
Io voglio fare il competente sento Christie mentre tenta di far ripartire il camion di Brontolo che ovviamente segue ogni giramento di chiavi con ansia, a lui invece girano altre cose. Cosa possiamo fare? Il camion non parte! Dico io con decisione che è il turbo che non và lo puliamo, poi diciamo che gli iniettori sono intasati e puliamo anche quelli, intanto la angoscia sale in tutti noi.
Renzo è sempre più cupo sempre più fragile.
Alle tre decidiamo di far venire un meccanico. Come? Quando?. Renzo è convinto che sia la pompa ad iniezione. Potrebbe darsi. Allora chiamiamo Tokkie Schmidt proprietario della società che vende e fa assistenza ai camion Iveco a Windhoek.
Io ho un M40 uguale al camion, si trova a Windhoek, la sua pompa funziona benissimo. Chiamiamo il capo officina della Iveco e mi conferma della sua disponibilità a venire. Chiamo anche la Comav nota compagnia aerea Namibiana che ha una flotta di piccoli aerei da turismo.
l tutto con l'aiuto del telefono satellitare di Renzo.
Siamo sulla spiaggia a discutere come fare, chiediamo a John: ci sono piste per fare arrivare un aereo? John conferma che a Angria Frie c'è una veccia pista che potrebbe essere usata.
Decido di andare a fare un sopralluogo prendo Jumbo il mio Eurocargo (ormai l'ho battezzato così) mi faccio accompagnare da John dobbiamo decidere se è il caso di usare una pista in disuso.
E via siamo già per la spiaggia per raggiungere questa pista a oltre un'ora di viaggio, anche Gianni viene con noi. Siamo lì per le quattro e mezza. Vediamo tutta la pista che in effetti è liscia come il tavolo di un biliardo. Non è stata usata da almeno tre o quattro anni. Era la pista di uno geologo tedesco che stava studiando tutti gli aspetti della spiaggia, lui e altri volevano fare un porto in quell'area, un progetto destinato a abortire prima ancora del concepimento. Questo studioso ha vissuto da solo in quella zona per oltre 5 anni. (pazzo)
Il costo mostruoso per la costruzione di un porto in una zona totalmente desertica, conferma che la denominazione "cattedrale nel deserto" era veramente appropriato.
Comunque siamo contenti che questo uomo abbia fatto preparare una pista. Decidiamo che è 800 metri (ovviamente dopo averla misurata) e ci sentiamo sicuri del fatto nostro.
Torniamo al nostro campo improvvisato, la spiaggia è di nuovo ostile il tragitto dura oltre un'ora.
Chiamo la Comav, Christa, la operatrice mi conferma che il volo è a posto, Christa è finalmente riuscita a parlare con il meccanico e tutto sembra mettersi in riga anche il prezzo del servizio.
'aereo dovrebbe partire domani alle 9 del mattino.
Christie ha nel frattempo iniziato a smontare lo smontabile del motore sotto lo sguardo sempre più preoccupato di Renzo. Si lavora sotto la luce della luce alimentata dal generatore del camion.
E' domenica sera sappiamo che il mondo economico è dormiente oppure riposante, ma noi no, noi impavidi uomini d'avventura momentaneamente fermati da un problema di motore che non abbiamo ancora risolto, non ci fermiamo!.
Domani sarà sicuramente risolto. Andiamo a letto un po' incazzati perché ci rendiamo conto che le ore passano e noi non abbiamo raggiunto l'obiettivo che volevamo raggiungere; appunto l'estuario del fiume Kunene.
Ceniamo e come è abitudine andiamo a dormire ognuno nel proprio piccolo angolo di privacy.
Lunedì mattina, soffia un vento incredibile. Siamo tutti un pò in ansia perché non abbiamo la certezza sul fatto che l'aereo riuscirà ad atterrare. Spero proprio di sì. Bene alle 8.30 chiamo la compagnia aerea, mi dicono che tutto è pronto ma che il meccanico deve passare per l'officina e non saranno in volo prima delle dodoci. Il volo dura due ore e mezza, tutto bene dico io e poi? Si mi dicono che dovrà rientrare entro le 4 perchè il pilota non è abibilitato a volare di notte. Io dico che ci vogliono due ore tra andare e tornare alla pista, pertanto doveva scordarsi di rientrare la sera. All'una prendo John e Gianni e con Jumbo partiamo per ricevere questo aereo.
Arriviamo alle 14 e dieci e mentre siamo lì facciamo una calza per il pilota, sì una calza, serve a vedere la direzione del vento in modo che il pilota si possa regolare.
Tutto bene la calza è fatta con un sacco di plastica bucato e devo dire che è venuto anche bene. Alle 14.40 sentiamo da lontano un aereo siamo certi che è lui, non ci sono altri arrivi in vista, poi non c'è ragione per altri di venire da queste parti.
Fa due giri completi atterra, no, non atterra, aspetta, riprende aria fa un'altro giro, il vento è forte la calza tenuta in mano da John sbatte come il telone del camion, il pilota decide di riperlustrare la pista dall' alto fa un lungo giro di 180° poi vedo col binocolo che fa uscire il carrello.
Scende piano piano, io urlo al vento dai che ce la fai. Giù, giù arriva al bordo della pista e, lascia cadere, se così si può dire il piccolo Cessna 210 a terra. L'aereo corre come un forsennato sulla sabbia che alza come polvere e dopo tanti salti da canguro finalmente si ferma a pochi metri dal fine pista. Veramente un atterraggio da cardiopalma. Scende il pilota, è una donna, ci presentiamo lei si chiama Anphia (si pronuncia Anfia).
cende anche Sarol un bestione da 130 kg. È il meccanico della Iveco. E' un boero perfetto i baffi grossi e grigi. Sembra una balena in piedi sarà alto un metro e ottantacinque.. E''proprio un'armadio. Devo riconoscere che è così pallido da non vedere la differenza tra il volto e la camicia, se non ci fossero i baffi sarebbe difficile vedere che è un uomo.
ene dopo le solite strette di mano decidiamo; Anphia non vorrebbe lasciare l'aereo con quel vento. A Sarol non poteva fregare di meno. Lui sarebbe stato anche bene sulla spiaggia anzi a terra si sentiva molto sicuro. Decidiamo di legare il mezzo appoggiando due ruote di scorta di Jumbo, ben 150 kg l'uno per tenere giù un aereo in balia di un vento terribile.
Ci imbarchiamo sul camion, John e Gianni dietro sul pianale gli ospiti davanti con me Sarol è felice, accarezza Jumbo che sente la gentilezza sprizzare da quelle mani ruvide del boero.
Incominciamo ad andare per la traccia che abbiamo lasciato noi, nel venire e subito sento degli gemiti da parte di Anphia. Ha paura. La sabbia, la terra, nell'aria non si vede niente, le dune, il lago salato (secco e molto pericoloso) la ripida salita della duna e poi la discesa. Insomma sto pilota piccola come un tappo aveva fifa. Io le dico che il bravo Sarol si era fidato di lei per il suo volo e che lei si sarebbe dovuta fidare di me come autista di Jumbo.
Siamo arrivati al campo che sono le tre e mezza Anphia mi ha detto che sarebbero dovuti decollare entro le cinque e io: e come fai? Dimenticalo. Dormirete nel camion, Renzo e Gianni sacrificano il loro letto per te, ho detto e domani, dopo la riparazione ti porteremo alla pista.
Lei capisce immediatamente, non è il caso di scaldarsi troppo poi col fresco che fa si deve anche accontentare della brandina che le offriamo. Le presto anche la mia giacca a vento di Overland.
Bene, Sarol incomincia il suo lavoro da certosino per capire che c'è sul camion. Tutto è smontato il camion fa quasi pena, c'è un pò di pensiero per quel mezzo che sembra essere ferito a morte, l'acqua del radiatore che cola dal motore ferito sembrava il suo sangue. Da proprio l'impressione che sia ferito.
opo avere smontato il coperchio della catena ecco che Sarol spiega il problema è: Il camion è andato fuori fase, la catena di distribuzione è saltata almeno di cinque denti. E' un danno che potrebbe rivelarsi gravissimo con ingenti ripercussioni sul motore, le valvole possone essere piegate e anche il cilindro, le camice dei pistoni, insomma il motore potrebbe essere rotto.
Incominciamo a tremare e non per il freddo. Nel frattempo si sono fatte le 8 di sera, è buio e i meccanici Sarol e Christie lavorano intensamente. Renzo è lì davanti al camion con la lampada accesa con l'assordante motore del generatore che soffia le sue ansie. Lui si fa consegnare ogni bullone smontato, non vuole rischiare che possa cadere nella sabbia sotto il camion per poi non recuperarlo.
Intanto Jumbo è lì tranquillo che guarda il suo fratellino sofferente. Sembra che lo consoli dandogli un pò di fiducia. E il camion reagisce subito alle 10.30 di sera incominciano a rimontare il tutto. Non manca un bullone, un dado tutto è perfetto. Decidono di aspettare domani per metterlo in moto. Il camion si sta svegliando dall'anestesia. Ci riesce, Jumbo lo saluta e gli da il bentornato tra i mezzi funzionanti.
Noi mangiamo una cena un pò così, cioè questa volta è Gianni che ce la prepara è un chilo di pasta con tutte le varie scatolette che abbiamo, tonno, sardine, pomodori, un misto terribile.
Però mangiamo, Willo ne prende tre porzioni. Lasciamo tutto in giro e andiamo tutti stanchi a dormire. Gianni che ha ceduto il proprio lettino al pilota monta l'amaca sul pianale di Jumbo. Vola a 40 centimetri sopra di me. Non si muove per paura di cadere e ci addormentiamo tutti un poco storditi dalla giornata.
Alle 7 siamo di nuovo svegli, questa volta il vento ha ceduto e noi ci svegliamo molto preoccupati. Gianni poveretto non deve avere dormito. Certo che è un'angoscia. Alle 10 Sarol prova a fare partire il camion, un giro di chiave bruuumm e subito gira come un orologio, sembriamo tutti in estasi ci saltiamo a dosso; abbiamo fatto gol. Tutti, anch'io e Gianni e il pilota che manco abbiamo toccato il motore. Siamo tutti solidali nel successo.
Alle 12.00 partiamo dobbiamo portare Sarol ed il pilota alla pista. Poi dobbiamo provare il camion. Và benissimo, Gianni e io ci siamo lanciati sulla spiaggia con Jumbo. Il camion è lì va piano 60/70 va avanti senza tentennamenti , il colosso Sarol è al volante Renzo si lamenta non và così liscio. Sarol gli dice che la pompa che hanno montato non è adatto al camion ma è del motore del mio M40, che è un 2400 di cilindrata mentre il motore del camion è un 2900.
Bene dopo il viaggio dal campo alla pista di circa un'ora, eccoci arrivati. Jumbo ha ancora dovuto aiutare il Toyota di John che si è spento. Carichiamo la batteria ma prima di tutto ciò sono riuscito ad uscire dalla pista e infognarmi in un lago salato. Il fango ha avvolto le due ruote destre. Che problema ed ad Anphia si sono rizzati i capelli. Dopo avere controllato se ci sono danni vedo che con un pò di buon senso riesco a uscire. Gianni mi da consigli giusti. Faccio marcia indietro, metto le ridotte i differnziali bloccanti e come una mandorla cotta esco dalla buccia infernale che mi avvolge.
Riprendiamo la strada e raggiungiamo gli altri che aspettavano a pochi chilometri dalla pista.
Arriviamo alla pista Anphia vuole partire subito, intanto Sarol e Christie rimontano la pompa. E noi altri aiutiamo la pilota a metter a posto il Cessna.
a sabbia è profonda e il carrello anteriore non riesce a uscire dalla sabbia. Uffa che casino.
Decidiamo di sgonfiare le sue ruote. Spingiamo l'aereo e con tanta pazienza (perchè Anphia non è molto disponibilie ai nostri scherzi) I nostri commenti sono del tipo: vedi che casino adesso dovrai rimanere qui. Una donna e cinque uomini, no quattro uomini ed un boero. Finalmente riusciamo a portare l'aereo al fondo pista.
Sarol la raggiunge e alle 14.30 Anphia fa partire l'aereo, Sarol è seduto dietro, i capelli lunghi sono incollati alla nuca sudata. Lei, Anphia è così piccola da dovere usare un cuscino per stare vicino alla cloche. Il frastuono del motore è impressionante lei, da manetta non si muove, ad un tratto cede la sabbia e lei prende velocità.
Accelera, prende velocità aumenta, ce la farà, si, no, si, ad un tratto molla la presa da terra si solleva, neanche il tempo di alzare le tre ruote che già tira sul il carrello. Tutti sollevati salutiamo l'aereo che svolazza con le ali in segno di saluto.
Il rombo sparisce prima della sagoma nel cielo, è tornato il silenzio mortale del deserto. Il sole è caldissimo.
Siamo lì a non dire niente, dove andiamo? Torniamo a casa a Windhoek, io non voglio, non voglio tornare nella solitudine di Windhoek. Mi piace la solitudine del deserto perchè sono insieme a persone fantastiche, anche Renzo che ha problemi suoi con il camion è disponibile. Gianni è sempre attento, Christie è uno spettacolo e c'è ancora John che molto tranquillo passava i giorni a riflettere sulla vita.
Incominciamo a dirigerci verso l'interno e passiamo per 50 chilometri in una zona montagnosa, e sabbiosa ci addentriamo nelle dune che salgono, salgono verso il cielo terso. Il sole picchia, la polvere ci bacia in continuazione, stiamo imbiancando tutti. Gianni è seduto vicino a me, parliamo di tutto, delle mie figlie, di Barbara, di Renzo, lui parla di lui, del suo figliolo rapito all'età di quattro anni e liberato dopo un riscatto di un miliardo e mezzo, nel 1977. Era il nonno che aveva i soldi lui è Pianelli l'ex Presidente del Torino calcio.
Quella trasferta è meravigliosa ci mettiamo oltre due ore. Alle 4 raggiungiamo l'uscita del parco dove troviamo un cartello “Skeleton Coast Park, no entry; Abbiamo lasciato uno dei parchi più lontani e più sconfinati della terra.
Dopo circa 15 altri chilometri ci troviamo ad un bivio, John ci lascia va a Sesfontain torna a casa, noi no. Abbiamo deciso tutti insieme di risalire la Hartmann Valley fino al fiume Kunene.
Una vallata del Kaokoland la terra degli Himba la tribù più interessante della Namibia. (che oltre ai boscimani) sono le tribù oppure etnie che non hanno mai voluto scendere a patti con la civiltà oppure quella che noi; civilizzati; chiamiamo civiltà. No, loro vogliono vivere come hanno vissuto per secoli. Nelle capanne di sterco, con la natura che mai li tradisce con i loro fedeli animali, con le loro abitudini.
Il Kaokoland è enorme come la Toscana, Emilia, Lombardia, Piemonte e Liguria messi insieme. E lì abitano in poche migliaia di Himba sparsi per tutto il territorio da veri nomadi. Bene salutiamo affettuosamente il bravo John che si è rivelato una bravissima guida. Gianni sembra una puttana di Katutura, si è sparso il volto di crema solare bianca. Come le puttane di Katutura, il quartiere nero di Windhoek che si devono mettere la crema bianca per essere riconosciute, credo sia un rito per dare agli uomini neri la sensazione di stare con una donna bianca, che è uno delle più forti ambizioni degli uomini neri.
Dopo il saluto di John che vediamo saltare sul Toyota e con Willo andare a sud, noi quattro Gianni con me su Jumbo, Renzo e Christie sul camion decidiamo di andare a nord dove ci fermiamo per il nostro campo sul letto di un fiume in secca.
E' una serata molto piacevole, Renzo minaccia di accendere il generatore, riesco a farlo desistere. Facciamo un bel fuoco, mettiamo a far bollire l'acqua abbiamo deciso di mangiare pasta e gli spiedini che abbiamo in camion da sabato scorso.
Passiamo una bellissima serata vicino al fuoco a parlare delle cose più belle che abbiamo visto, delle esperienze che abbiamo passato, dei momenti difficili ma spettacolari che abbiamo vissuto.
Poi con il buio della notte che ci copre come una coperta ovattata, con le stelle che illuminano il firmamento, son il silenzio della calma serale del Kaokoland andiamo a riposo sono le 22.00 e tutti abbiamo sonno.
Che meraviglia.
Ormai è Mercoledì. Sono gli ultimi giorni del nostro viaggio siamo lontani da tutto da tutti. Solo le bellezze della bellissima Valle di Harmann ci rendono contenti. Malgrado una mia foratura viaggiamo a 20 chilometri all'ora. Non stiamo andando piano per motivi tecnici ma solo perchè la pista è solo una pista sabbiosa impegnativa e lenta.
Per 6 ore guidiamo. Mentre stiamo cambiando la pesantissima ruota passa una macchina tedesca. E' la prima macchina che vediamo in 4 giorni. Sono in due e Gianni scherzando mi chiede se sono gay. Ma no, penso io, ci raccontano di essere stati in fondo valle, la pista è praticabile, nessun grosso problema. E noi alle 2 del pomeriggio arriviamo lì in fondo valle.
Ci sono le dune di nuovo dopo avere passato una valle enorme lunga decine di chilometri, con l'erba alta mezzo metro che onda con il vento come i grandi campi di grano della prateria americana. Le colline e le montagne salgono nel celo ai due lati della bellissima vallata.
Che spettacolo, la terra coperta dall'erba è gialla e sembra che tutta la valle si muova insieme ritmico è da rimanere senza fiato.
Gianni è saggio nelle sue riflessione, ed è anche molto simpatico; che bella compagnia.
Siamo nel fondo valle. Lasciamo il camion lì da solo e Renzo salta su Jumbo con noi in cabina. Christie bevendo una fanta salta dietro sul pianale.
Incominciamo gli ultimi chilometri della valle per raggiungere il fiume. Dopo circa quattro chilometri di navigazione, saltando da una duna all'altra, cercando un passaggio, scivolando, impennadoci, insabbiandoci riusciamo a salire una montagnia e tentiamo di scendere giù in discesa ripida verso il fiume che scorre tranquillo là in fondo. Lo vedi dico a Renzo, no non lo vediamo, io sono concentrato al tracciato. Ad un certo punto non vediamo più tracce. Mi fermo Renzo Gianni e Christe scendono vanno a vedere Renzo scuote la testa; non ce la fai, dice torna indietro.
La manovra è azzardata si rischia di scivolare verso il fondo, Jumbo è tranquillo, sbuffa ma alla fine mi da retta decide di tornare sù dove ci sono le tracce di altri veicoli.
Tutti risalgono.
Io porto Jumbo sulla costa alta della montagna, ad un certo punto vedo un lungo piano sabbioso sulla sinistra scende di nuovo verso il fiume non è così ripida dico a me stesso mi lancio. Gianni e Renzo sono zitti, non fiatono, Renzo si morde più del solito il labbro inferiore la sua barba vibra. Jumbo arranca in discesa rapida sempre più ripida, non tiene, lo lascio andare sento che tiene, poco, siamo al limite ma tiene. Ritengo d'aver osato tanto faccio una leggera svolta a destra per non continuare a scendere la sabbia non tiene incominciamo a derapare pericolosamente.
Riesco a prendere velocità ma ud un punto del pianoro vedo che la duna si e regge in un taglio, non oso forzarlo non so cosa c'è dietro. Chissà. Mi fermo anzi Jumbo si ferma, scendi, mi pare che mi dica, scendiamo tutti.
Andiamo un poco più in là e vediamo che dietro la duna c'è un salto di due metri.
Gianni, Christie ed io andiamo oltre e riusciamo a vedere il fiume. E' verde, grande e come un serpente si attorciglia intorno alle rocce. E' bellissimo quanta acqua che c'è nel fiume Kunene. Vediamo l'Angola, non c'è anima viva. Dopo quello spettacolo decidiamo la strategia di ritorno,io scendo dal posto di osservazione e vado a sgonfiare ancora i pneumatici.
Renzo fuma, Gianni da consigli Christe sta zitto e lavora.
Faccio manovra senza girare Jumbo, dopo aver percorso un pezzo della duna in marcia indietro riesco a trovare un pezzo duro, saltano su tutti riesco a prendere velocità e subito Jumbo dimostra la sua agilità sta andando a 20 all'ora sicuro su per la collina di sabbia dopo circa 300 metri siamo rientrati sul duro. Tutti più sereni vediamo il camion laggiù a destra nel fondo valle è quasi una minuscola cosa in quel immensa vallata.
Renzo ci chiede ma perchè non facciamo il campo qui. Noi tutti d’accordo, Renzo ci manda in avanscoperta Jumbo si diverte lungo tutte le alture vicine. Poi da lontano vediamo una gola. Lì decidiamo di fare il campo.
Gianni scende va a decidere che va bene ci urla e si mette a cuccia come le scimmie a urlare: E' mio, E' mio. Ci getta i sassi addosso e tutti scoppiamo a ridere, eppure non assomiglia ad una scimmia anzi, è un donnaiolo io lo invidio.
Dopo un pò urla da lassù mentre accendiamo il fuoco; Scorpione! Lo vediamo grande come il palmo di una mano la coda con l'uncino è grande come il mio indice. E' nero pericolo brutto anzi schifoso.
Mentre stiamo seduti a contemplare la serata eccolo la bestia che si avvicina minacciosamente a noi. Gianni aveva già bruciato le mutande al primo avvistamento. Adesso toccava a noi. Si avvicina si butta sotto il camion io vedo che sale sulla ruota posteriore. Sparisce. Non possiamo mica lasciarlo lì, immaginarsi uno scorpione nel camion di Renzo. Gianni insieme a Christie lo stanano e con un bastone lo uccidono rabbiosamente. Si sentiva che urlava sto animale. Era terribile. Avrebbe ucciso chiunque fosse stato punto.
Dopo cena andiamo a letto un poco preoccupati, chissà se c'è uno scorpione perchè non ce ne possono essere altri?
L'indomani facciamo la conta, nessun scorpione ha punto qualcuno.
opo una buona colazione di uova fritte partiamo. Renzo è riuscito a farci uno scherzo, si farci uno scherzo. Mentre eravamo lì a levare il campo lo sentiamo urlare come un maiale infilzato da un coltello, scorpione; scorpione; con quella voce piena di panico che mette tutti in agitazione, noi saltiamo giù Christie è velocissimo a cercare il suo padrone. Lui è lì sdraiato come una scrofa che sta dando il latte ai piccoli a ridere come un forsennato e la classica sigaretta in mano. Per la prima volta si sente la mitica parola: vaffanculo.
Dopo le risate eccoci di nuovo in viaggio. Ritorniamo per la meravigliosa valle e decidiamo di raggiungere Sesfontain a 10 ore di macchina.
Dobbiamo passare un passo difficile. Ad un certo punto raggiungiamo Orumpembe. Un villaggio Himba che Renzo crede abbandonato. Invece no ci sono, si gli Himba. Stanno guardando le mucche. Sono lì a vederci passare con solo il gonnellino sì perché sono solo le donne e bambini.
Che simpatici, vorrebbero delle medicine fanno segni d'avere la tosse. Io da buon samaritano vado dietro prendo delle lattine, dò loro piselli, carne, fagioli, succhi di frutta, insomma quello che c'è.
Sono contenti, ci salutano noi andiamo avanti alle 7 siamo tutti nel primo lodge con una doccia del nostro viaggio dopo Khorixas. Non puzziamo mica ma ci sentiamo molto a disagio. Io sono anche riuscito a bucare di nuovo senza conseguenze perchè l'ho scoperto all'ingresso del lodge.
Un vecchio forte del 1904 ristrutturato con i muri di cinta alti ed un ingresso molto bello le due stanze sono spartane ma confortevoli. Il bagno è bellissimo.
Adesso capisco i cowboy quando entravano in città, la prima cosa da fare è un bagno.
Noi abbiamo goduto il fatto di lavarci i capelli, i piedi, le mani tutto insomma. Che meraviglia.
Ceniamo, chiacchieriamo, domani è l'ultimo giorno in un colpo solo dobbiamo raggiungere Windhoek.
Andiamo a letto giù a ronfare tutti e quattro.
E' Venerdì l'ultimo giorno dobbiamo raggiungere Windhoek abbiamo ben 10 ore di camion da fare. Dopo 5 chilometri si buca un'altra gomma di Jumbo. Non ho scorta. Scendiamo Gianni e io. Renzo era davanti non si ferma. Noi lì senza niente.
Riusciamo a trovare un passaggio per Gianni che gentilmente va a Sesfontain trova il gommista di ieri, vengono in cinque. Prendiamo la ruota bucata, prendiamo quella di scorta, anche quella bucata torniamo al lodge. Ripariamo le due gomme torniamo sul luogo dell'avvenuta foratura Jumbo è lì con Renzo vicino a curarlo. Era avvilito Jumbo, ci ha lasciati per terra. Io l'ho consolato lui Jumbo, ha accettato la fatalità.
Alle 11 tutto a posto iniziamo una specie di anticlimax. Proprio pallose quelle 10 ore di viaggio di trasferimento da Sesfontain a Windhoek non succede niente. Arriviamo tutti a casa sono le 10 di sera. Sono stanco, saluto Renzo Gianni e Christe. Vado a casa, dove non c'è nessuno a cui posso raccontare questa bellissima esperienza così la scrivo pensando che forse possa piacere a qualcuno.
© KNUT PETTER JOHANNESEN | P.IVA JHNKTP49C06Z125J

