
Il mio racconto d'emozione
Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di desiderare di lasciare tutto, di andare lontano, di vivere qualcosa di straordinario.
La differenza tra chi sogna e chi realizza sta in un gesto semplice: fare il primo passo.
Io quel passo l’ho fatto.
Sono nato in Norvegia, cresciuto in Africa, laureato in Danimarca e ho trascorso gran parte della mia vita lavorando come diplomatico in Italia. Una vita piena, intensa, ma dentro di me sentivo che mancava qualcosa: un confine da superare, un limite da rompere, qualcosa che mi permettesse di andare… oltre.
“Oltre” non è solo il nome di una spedizione.
È un modo di vivere.
È la decisione di non accontentarsi, di andare a cercare ciò che non conosciamo ancora di noi stessi.
Per me tutto è iniziato con una domanda:
“E se provassi a ripercorrere le rotte di mio prozio, Roald Amundsen?”
L’uomo che per primo raggiunge il Polo Sud, il Polo Nord e il passaggio a Nord-Ovest.
Nessuno aveva mai tentato di percorrere via terra, con mezzi gommati, le sue stesse strade ghiacciate.
Così è nata la mia avventura.
Ho radunato una squadra internazionale, formato persone che non si conoscevano e che parlavano lingue diverse. Abbiamo costruito un metodo comune, abbiamo imparato a fidarci l’uno dell’altro, a capire che il successo non appartiene mai a un singolo, ma al gruppo che cammina insieme.
Siamo partiti da Milano il 13 dicembre 2008, direzione Artico siberiano.
Sogno grande, mezzi preparati, coraggio a bordo.
Ma quando ci si mette in viaggio, la prima cosa che si impara è questa:
La natura non fa sconti.
Temperature di –40°. Buio totale. Strade invisibili.
Acqua e neve dove doveva esserci solo ghiaccio.
Incidenti, ritardi, ostacoli.
E poi lo stop definitivo: gli Urali. Il limite che ci ha fermati.
In quell’istante ho visto il mio obiettivo sfumare:
lo Stretto di Bering, la meta simbolica del mio sogno.
Eppure, sapete una cosa?
Non mi sono sentito sconfitto.
Perché quando insegui un sogno, non è la meta che ti definisce:
è la strada che hai il coraggio di percorrere.
È nel buio della tenda, quando il gelo ti stringe e il panico ti sfiora, che impari chi sei davvero.
È lì che capisci che la natura non vuole essere sfidata: vuole essere rispettata.
E che per andare avanti devi avere disciplina, lucidità, visione.
Io vivo nei miei sogni.
La mia vita è un sogno, e sogno per vivere.
E da un sogno è nata una spedizione che ha unito Paesi, persone, competenze, culture.
Una spedizione che ha mostrato cosa accade quando l’essere umano decide di andare oltre i propri limiti, oltre la paura, oltre ciò che gli altri considerano possibile.
E oggi voglio lasciarvi un messaggio semplice:
Non esiste sogno troppo grande.
Esiste solo il coraggio di iniziarlo.
Il mio sogno è incompiuto, è vero.
Lo Stretto di Bering mi aspetta ancora.
E io lo raggiungerò.
Ma adesso tocca a voi.
Ognuno ha il proprio “Stretto di Bering”: un obiettivo, un cambiamento, una sfida, un desiderio che sembra irraggiungibile.
Non importa quanto sia lontano:
Fate il primo passo.
Andate oltre.
Grazie.
© KNUT PETTER JOHANNESEN | P.IVA JHNKTP49C06Z125J
